Castello di Tribuco

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Loc. Ponte Sfondato
Montopoli di Sabina (RI)
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Il Castello di Tribuco nel territorio di Montopoli di Sabina (oggi Tribico di Ponte Sfondato, ma Tribicun Castellum già in un documento del 1026), era probabilmente nato per difendere il gualdo e la tomba di S. Getulio martire (S. Gethulii Curtis) e compare sicuramente tra le proprietà farfensi già nel X secolo, ma è tra l’XI e il XII, durante la lunga ed aspra lotta per le investiture che vedeva l’Imperiale Abazia di Farfa in un ruolo non secondario, che lo scontro tra Papa Pasquale II e gli Imperatori – Enrico IV prima ed il figlio Enrico V poi – ha portato alla ribalta e consegnato alla storia il Castello di Tribuco.
Quando Enrico V avanzò con un’armata in Italia e pretese di essere incoronato imperatore, il 9 febbraio 1111 Pasquale II acconsentì ad un accordo (passato alla storia come Iuramentum Sutrinum) in base al quale la chiesa avrebbe ceduto tutti i possedimenti e i diritti ricevuti sin dai tempi di Carlo Magno, mentre Enrico da parte sua avrebbe rinunciato solamente all’investitura laica.
L’incoronazione era prevista per il 12 febbraio 1111, ma Quando Enrico V si rese conto che questa gli veniva rifiutata, fece sequestrare il pontefice e la curia e con i suoi soldati si allontanò da Roma. Giunti a Fiano si fermarono in un monastero farfense sotto il Monte Soratte poi, passato il Tevere, entrarono in Sabina. Il Papa con sei Cardinali furono rinchiusi nella rocca del Castello di Tribuco – a Ponte Sfondato – gli altri cardinali, i consoli e i prelati nel vicino Castelletto di Vezzano, entrambi nel territorio di Montopoli di Sabina.
Dopo sessantuno giorni di dura prigionia Pasquale II si arrese e, garantendo ad Enrico V sia l’incoronazione che il diritto all’investitura dei vescovi, fu liberato: “Io Enrico, mercoledì o giovedì prossimo lascerò libero il Signor Papa Pasquale, i Vescovi, e Cardinali etc.”

Le contese più aspre che videro protagonista il Castello di Tribuco, furono però quelle tra l’Abazia di Farfa e la famiglia dei Crescenzi, e la tradizione ci riporta episodi di atrocità inaudita, come quando i Crescenzi dopo l’ennesima riconquista di Tribuco – devastando le campagne di Farfa e compiendo autentici atti di barbarie – catturarono un monaco di Farfa e lo torturarono “strappandogli occhi e lingua, seviziandolo, e infine tagliandogli naso e orecchi e lasciandolo quasi morto al suolo”. Una parte di verità si deve annidare in questa narrazione – secondo alcune fonti riferita al 1059, e secondo altre al 1137 e causa scatenante della distruzione definitiva del castello – perché riportata in diversi resoconti: “…l’infelice monaco, cieco privo della favella e dalle orecchie barbaramente amputate, venne da questi ribaldi posto e legato sopra il giumento, che pratico del sentiero lo ricondusse al monastero tutto grondante di sangue. E’ facile immaginarsi l’affliggente impressione che poté cagionare tal vista nell’animo dell’Abate ed il risentimento che eccitò in tutta la Famiglia Monastica il funesto racconto di sì crudele, ed inumano trattamento. Un bando venne tosto pubblicato per l’assembramento in Farfa degli uomini d’arme. Prima ad accorrere al Monastero per offrire il suo braccio onde vendicare l’onta e l’ingiuria gravissima recata all’abate, la Popolazione di Montopoli, la quale, come è tradizione aveva uomini in natura armigeri e forti e provveduti tutti di cani corsi per la difesa propria e delle campagne, tanto che venivano soprachiamati Corsari. Accorsero in seguito anche i vassalli del vicino Castello di Fara e fecero la stessa offerta. Allora fu che l’Abate Farfense col voto unanime di tutti i monaci, ordinò ai Montopolitani, e Faresi collegati sotto le armi, di attaccare il ribelle Castello di Tribico, scacciarne gli abitanti coll’usurpatore Crescenzo e, darlo alle fiamme, onde neppure i ruderi ricordassero la ribellione ivi avvenuta. Trovarono gli assalitori viva resistenza, poiché il Conte aveva accresciuta la forza dei Tribicesi con ragguardevole numero de’ suoi vassalli Nazzanesi. Il conflitto fu sanguinoso, e durò quasi un giorno intero, ma nell’attacco avendo i grossi cani menata gran strage perché resi più fieri da lungo precedente digiuno, dovettero i ribelli finalmente fuggire ed abbandonare il Castello.”
Sotto l’attacco dei Montopolitani e dei Faresi, o più probabilmente delle forze unite di Papa Innocenzo II e di Enrico di Baviera, nel 1138 il Castello di Tribuco fu preso ai Crescenzi, e a quel punto demolito dalle fondamenta, tanti erano stati i problemi che aveva dato al papato e a Farfa.
Oggi dell’antico castello non restano che misere tracce delle sue rovine.

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Pubblicato: 28 aprile 2016

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Categoria: Comune di Montopoli di Sabina

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