Il castello di Santo Polo

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Troviamo dei riferimenti al castello, per la prima volta, nella documentazione farfense nel gennaio del 1102, quando, nella locazione a terza generazione che l’abate Beraldo II fece al presbitero Giovanni ed ai fratelli,  sito nelle pertinenze di Mozzano, sono citati, tra gli altri, toti seniores de Sancto Polo, una proprietà comune quindi a tutti i condomini del castello, che nel 1192 doveva corrispondere alla camera apostolica un censo di annuo di sei libbre.

Nel territorio di Santo Polo aveva consistenti interessi il monastero di S. Andrea in Flumine che vi possedeva diversi beni fondiari che gravitavano intorno alla chiesa dipendente intitolata a S. Vittoria, che era archipresbiterale, ma senza cura d’anime. Nel 1347 Santo Polo aderì alla rivolta romana capeggiata da Cola di Rienzo, che nominò un podestà e rettore. Nel 1368 il castello, insieme ad altri, fu infeudato a seconda generazione mascolina da papa Urbano V a Francesco e Buccio Orsini, figli del defunto rettore del patrimonio Giordano. Rimasto, pur con alterne vicissitudini, nel patrimonio degli Orsini, fu incamerato nel 1604 alla morte di Enrico Orsini, marchese di Stimigliano. Il figlio legittimato contestò la decisione, la controversia si mantenne a lungo ed ebbe termine soltanto nel 1641 quando gli Orsini rinunciarono alla prosecuzione della vertenza. Nel 1871, Santo Polo, 235 abitanti, era appodiato di Montebuono. Divenuto poi appodiato di Collevecchio, nel 1853 Santo Polo contava 307 anime, delle quali 54 vivevano in campagna, 63 le famiglie, 67 le abitazioni. La chiesa parrocchiale era dedicata ai SS. Pietro e Paolo ed era dotata di organo, fa festa popolare veniva celebrata per il patrono San Barnaba l’11 giugno. Nel paese, che conservava ancora le mura, erano presenti un macello, una pizzicheria, un calzolaio ed una mola a grano dei Piacentini.

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Pubblicato: 1 febbraio 2018

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Categoria: Comune di Tarano

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