La Bassa Sabina

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A circa 40 kilometri nord-est di Roma, la zona chiamata Sabina si estende dalla riva del Tevere verso i monti Sabini, che fanno parte della catena degli Appennini. Il paesaggio è fatto di colline coperte di olive, che salgono verso montagne più ripide, con boschi estesi di querce e, dappertutto, dei piccoli borghi medioevali, castelli e monasteri. E’ un paesaggio rimasto sostanzialmente immutato nel tempo e poco toccato dallo sviluppo edile moderno.

La Sabina è stata abitata e coltivata da millenni; resti archeologici dimostrano che la zona è stata usata nei tempi dei Romani per produrre cibo per la capitale, trasportandolo per il fiume. Strabone, scrivendo nel primo secolo a.c., descrive il paesaggio della Sabina composto di oliveti, vigneti e boschi di querce. E’ incredibile quanto questo sia ancora vero nel paesaggio odierno della Sabina. Il paesaggio e stato fortemente influenzato, persino creato, dall’ attività degli esseri umani, ma è stato un processo durato secoli, durante il quale le pratiche agricole sono rimaste pressoché quelle di sempre, raggiungendo un equilibrio naturale. Questo può essere spiegato dalla topografia collinosa della zona, che rende l’agricoltura intensiva impraticabile, mentre favorisce la produzione dell’olio d’oliva.

La geografia ha avuto un influenza profonda sullo sviluppo e la storia della zona. Il numero e la densità degli insediamenti medioevali mostrano che la zona era ben popolata, in un periodo in qui in generale la popolazione in Europa era in declino. Ci sono varie ragioni per questo. Il fattore più importante per scegliere il sito di un insediamento medioevale era la difesa e la Sabina era piena di siti ideali, su speroni o picchi delle colline, per la costruzione di borghi murati, facilmente difendibili. Infatti, guardando i nomi dei paesi locali si vede che le parole ‘monte’ e ‘poggio’ compaiano spesso. Un’ altra ragione era il clima, le colline della Sabina sono esposte al sud e riparate dal vento di tramontana dalle montagne alle spalle, così la zona è più calda rispetto ad altre più al interno della penisola. Questi fattori, uniti all’abbondanza di acqua, rendevano l’agricoltura più facile e redditizia, contribuivano alla prosperità della zona e permettevano di mantenere una popolazione alta. Anche i boschi erano parte importante dell’economia locale. Il clima influenzava anche la scelta dei siti più alti per gli insediamenti, cosi evitavano le nebbie che si formano a fondovalle durante l’inverno, e rimanevano freschi e ben ventilati d’estate. Infatti a fondovalle è raro trovare costruzioni vecchie più di un secolo.

Oggi le priorità della gente stanno cambiando e questa tendenza si sta capovolgendo. Non esistono strade percorribili ad alta velocità nella zona e negli anni recenti questo ha contribuito alla spopolazione dei paesi di alta quota: moltissimi hanno una popolazione di solo due o tre cento persone. Molte persone invece si sono trasferite nei fondovalli e nelle parti più basse della zona per essere più vicini ai collegamenti stradali e ferroviari, incluse persone che vanno a lavorare a Roma, ed è qui che è stato concentrato lo sviluppo edile moderno lasciando intatti, seppure vuoti, i vecchi centri storici. E da augurare che uno sviluppo turistico responsabile, l’importanza sempre maggiore delle telecomunicazioni e la fierezza e determinazione dei loro abitanti, possa salvare questi paesi più remoti dall’abbandono totale nel futuro.

[Fonte Sabina.it]

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